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Il primo inno d'Italia è in Sardo

S'hymnu sardu nationale è, insieme alla marcia reale, il più antico inno del Regno d'Italia

05/05/2015, 17:50 | Storia d'Italia

Nel febbraio del 1844 Carlo Alberto, sovrano del Regno di Sardegna, decide di lasciare momentaneamene la capitale Torino per far visita all'isola. Per celebrare l'occasione, il musicista sassarese Giovanni Gonnella da vita a S'hymnu sardu nationale (L'inno sardo nazionale) una composizione in onore del Re. Come scrive il docente di storia della musica Gian Nicola Spanu, l'inno è da considerarsi come "una composizione dove i sardi dichiarano la loro fedeltà al Re". Le parole dell'inno sono scritte in Sardo Logudorese a opera di Vittorio Angius, erudito sardo deputato al parlamento di Torino e autore, tra l'altro, della monumentale opera del Dizionario geografico-storico-statistico-commerciale degli Stati di S. M. il Re di Sardegna. In principio inno ufficiale del regno di Sardegna, in seguito S'Hymnu accompagnerà la Marcia Reale come inno del Regno d'Italia dal 1861 al 1946, anno della nascita della repubblica.

Come il God save the Queen - Non stupisce che Angius, ex sacerdote e fervente liberale, invocasse il nome di Dio per proteggere il suo sorano. Il "Conservet deu su Re" (Dio protegga, salvi, il Re) ricorda il "God save the Queen/King" inglese. Re Carlo Alberto, contento dell'omaggio concessogli dai sardi, nel 1848 decise di fare della composizione di Gonnella e Angius, l'inno ufficiale del Regno di Sardegna. Nel 1848 il regno sabaudo è in guerra contro l'Austria e S'Himnu accompagna i bersaglieri e le truppe regie durante le battaglie risorgimentali. Dal punto di vista musicale il ritornello a fanfara è convenzionale e militaresco, mentre è interessante è la terza sezione dell'inno, definita "Tipo della Nazione" che rappresenta la prima trascrizione di una melodia sarda, forse unu Dillu (un Ballo).

La fusione perfetta - Il 1848 non è solo l'anno della prima guerra d'indipendenza ma anche quello della "fusione perfetta (della Sardegna) con gli stati di teraferma". La fusione ha una valenza giuridica. Prima dei Savoia, l'isola era in mano alla Spagna e i suoi rapporti con le monarchie aragonese e spagnola erano regolati da consuetudini. La legislazione dell'isola traeva spunto dall'antico codice medievale della Carta de Logu di Eleonora d'Arborea che - come scrive la storica Luisa Maria Plaisant - offriva valide garanzie al corpo sociale di vivere nel rispetto delle leggi e delle norme che la legislazione stessa e gli organi di governo riconoscevano come tali. In pieno clima risorgimentale i sardi scrissero l'inno dello stato sabaudo e rinunciarono alle loro autonomie, segno dell'adesione dell'élite sarda ai progetti di casa Savoia. Con la fusione - che cancella de iure et de facto le antiche autonomie - forse i magiorenti dell'isola speravano di poter trarre beneficio dalle riforme liberali della monarchia sabauda e di trarre benefici dalla politica di Carlo Alberto.

Da inno sardo a inno d'Italia - Con l'unità d'Italia del 1861 S'hymnu affianca la Marcia Reale e a Giovinezza nel ruolo di inno ufficiale del Regno d'Italia e manterrà questo ruolo fino al 1946. Con la nascita della republica dopo la seconda guerra monidale è sostituito dal Canto degli Italiani - erroneamente conosciuto come inno di Mameli. Curiosità: nel 1946 il Canto degli Italiani di Mameli è divenuto inno d'Italia solo in maniera provvisoria e manterrà questo status fino a una modifica costituzionale.

In onore dei Savoia e di Cossiga - S'hymnu venne eseguito per la prima volta il 20 febbraio del 1844 al teatro civico di cagliari in onore di Carlo Alberto. Nel 1937 fu eseguito nella Capella Sistina, quando Papa Pio XI consegnò l'onorificenza della Rosa d'oro alla Regina Elena di Savoia. La melodia rieccheggia negli anni '90 al Quirinale, in onore al Presidente Francesco Cossiga, per le sue origini sarde. L'ultima esecuzione ufficiale risale al 2001, durante i funerali di Maria José di Savoia ultima regina italiana, su desiderio espresso prima di morire.

Al giorno d'oggi, S'Hymnu sardu nationale rappresenta per i sardi un motivo d'orgoglio. Ma non per tutti. Buona parte di coloro che sono vicini alle correnti autonomiste e indipendentiste considerano l'inno come mero atto di omaggio e di sottomissione al monarca sabaudo. Cantare la sottomissione a un Re nel quale alcuni sardi non si riconoscevano e che non era è non è - per alcuni - considerato sovrano dell'isola non è ritenuto motivo di vanto.

 

Ignazio Angelo Pisanu

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