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Martin L. King jr e la lunga lotta per l'uguaglianza degli afroamericani

Da Selma a Montgomery, una marcia per la parità di diritti

05/05/2015, 17:46 | I protagonisti

Le marce da Selma a Montgomery del 1965 segnarono la lotta per i diritti civili degli afroamericani negli Stati Uniti. Il movimento contro la segregazione era attivo sin dalla metà degli anni 50 e aveva trovato il proprio leader nel reverendoMartin Luther King Jr. Nonostante il Civil Rights Act, varato nel 1964 dall'amministrazione Johnson, negli stati del Sud degli Stati Uniti restarono in vigore le leggi Jim Crow, che impedivano alla popolazione afro-americana di esercitare i propri diritti politici e civili.

Nel dicembre del 1964 il Reverendo King sottopose la sua idea di riforma di voto al presidente Johnson, al fine di ampliare il diritto di voto ai cittadini di colore, proposta che venne valutata, ma scartata dal presidente che sosteneva che il paese non era ancora pronto alla riforma.

Il controllo delle amministrazioni locali, infatti, era nella maggior parte dei casi affidata a personaggi che erano favorevoli alla segregazione; inoltre, le leggi Jim Crow non permettevano di fatto ai cittadini di colore di aggregarsi, né di esercitare il proprio diritto di voto, che era ostacolato da leggi locali che impedivano ai cittadini afro-americani di iscriversi alle liste elettorali.

La Southern Christian Leadership Conference, guidata da King, unì le proprie forze con un'altra grande organizzazione per i diritti degli afro-americani, la Student Nonviolent Coordinating Commitee, per organizzare una grande manifestazione a Selma, in Alabama, dova già da tempo la SNCC si stava adoperando per la partecipazione al voto della comunità nera. Tra il dicembre del 1964 e il gennaio del 1965 King cominciarono i preparativi della manifestazione: vennero organizzate marce e manifestazioni nelle quali vennero arrestati molti dei partecipanti al movimento. Si decise di organizzare una grande marcia che da Selma e Montgomery, la capitale dell'Alabama.

Il 7 marzo del 1965 circa 600 persone partirono da Selma, incamminandosi per la statale 80; una volta giunti al ponte Edmund Pettus si trovarono di fronte la polizia, guidata dallo Sceriffo Jim Clark, che intimò la folla a disperdersi immediatamente. Pochi istanti dopo la polizia caricò i manifestanti, colpendoli con dei bastoni, lanciando lacrimogeni: in 17 furono ricoverati. La prima marcia da Selma a Montgomery ebbe fine e l'episodio entrò nella storia come Bloody Sunday; le immagini fecero il giro del mondo, indignando gli Stati Uniti.

Due giorni dopo, 2500 persone tornarono a marciare, alla testa del corteo vi era Martin Luther King e i principali leader. Attraversarono il ponte e si riunirono in preghiera di fronte a decine di poliziotti in tenuta antisommossa. King rinunciò a proseguire per Montgomery; era martedì 11 marzo, il Turnaround Tuersday. La sera stessa, alcuni membri del Klu Klux Klan uccisero il reverendo James Reeb, che era giunto a Selma per solidarietà verso gli attivisti del movimento.

Lo stesso giorno dell'omicidio di Reeb, il giudice costituzionale Johnson si espresse in favore dei partecipanti: impedire loro la marcia sarebbe stato andare contro il Primo Emendamento della Costituzione. Una nuova marcia venne organizzata: iniziò il 21 marzo del 1965 con la partecipazione di 8000 attivisti. Se solo in 300 percorsero la strada tra Selma e Montgomery, il 25 marzo, l'ultimo giorno di marcia, furono in 25000 ad entrare a Montgomery e sentire il discorso del reverendo King.

Dieci giorni prima, il 15 marzo del 1965, il presidente Lindon B. Johnson presentò al congresso il Voting Rights Act. Il 9 agosto il Voting Rights Act divenne legge, mettendo fine alle discriminazioni legali degli afro-americani.

Da Selma a Montgomery ci sono 54 miglia, circa 87 chilometri. 87 chilometri che sono entrati nella storia.

Maria Sole Barbieri

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