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Robert Capa: il fotoreporter, l'uomo, la guerra

Da Berlino a Madrid, dalla Sicilia ai campi di sterminio, la vita effervescente del fotografo della seconda guerra

05/05/2015, 17:44 | I protagonisti

Robert Capa, pseudonimo di Endre Friedman, è considerato uno dei più grandi fotografi della storia. Probabilmente fu uno dei fotografi con la storia di vita più entusiasmante.

Nato a Budapest nel 1913 da una famiglia della borghesia ebraica; scappa a Berlino nel 1931 per fuggire al regime di Horthy. Sarà proprio a Berlino che troverà il primo lavoro come fattorino presso la nota agenzia fotogiornalistica Dephort, dove presto viene promosso ad assistente di camera oscura e successivamente ad assistente fotografo.

Nel 1933, con l'ascesa al potere di Hitler, Endre è costretto a fuggire dalla Germania. Si rifugia a Parigi, frequenta i caffè di Montparnasse e qui conosce altri fotografi con cui presto diventa amico, tra cui Kertész, Seymour e Cartier-Bresson. Endre cambia il nome in André e nell'estate del 1934 conosce Gerda Taro, pesudonimo di Gerda Phyrylle, una profuga ebrea tedesca. Ben presto i due si innamorano e decidono di vivere insieme. Lei batte a macchina le didascalie delle foto di lui, e trova lavoro nella sua stessa agenzia. Lui le insegna ad usare la macchina fotografica.

Nella primavera del 1936, le vendite scarseggiano e André e Gerda danno vita a Robert Capa, presentandolo come noto e affermato fotografo americano. Gerda comincia a girare per le redazioni di giornali e riviste proponendo le foto di André come se fossero di Capa, e dando a intendere ai capo redattori quanto sia grande il privilegio, per loro, di poter acquistare opere di quel genio sfuggente. Colpiti, i redattori delle riviste acquistano le foto e le pubblicano.

Nell'agosto del 1936 il 22enne Robert Capa inizia i suoi appassionati e approfonditi reportage sulla Guerra Civile Spagnola (1936-1939) pubblicati in tutto il mondo.

Nel settembre del 1939 Francia e Inghilterra dichiarano guerra alla Germania nazista; come molti dei rifugiati tedeschi in Francia, Robert Capa è in trappola. Teme i nazisti da cui è fuggito, ma anche i francesi che mettono in galera gli “stranieri indesiderati”. Capa è alla disperata ricerca di un visto per raggiungere la sua famiglia, rifugiata a New York. Fortunatamente il console cileno Pablo Neruda, antifascista e sostenitore dei repubblicani spagnoli, riesce ad ottenere un visto per Capa che il 19 settembre del 1939 si imbarca nell'Us Manhattan.

Non c'era più nessun motivo per alzarsi la mattina” scrive Capa nell'estate del 1942 quando si trova a New York. Lo stesso giorno, tuttavia, riceve due lettere: la prima arriva dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, la seconda invece da Collier's, un famoso giornale statunitense. Capa ha le mani legate: il Dipartimento di Giustizia lo informa che, date le sue origini ungheresi, la nazione americana lo classifica come potenziale nemico e pertanto lo intima a consegnare ogni tipo di arma, binocoli e macchine fotografiche. La lettera di Collier's, invece, afferma che la rivista, dopo aver riflettuto per più di tre mesi sul suo portfolio, aveva deciso di assumerlo come corrispondente.

Si può dire che questo rappresenti uno dei principali punti di svolta della vita di Robert Capa: grazie a sue diverse conoscenze nelle ambasciate straniere in America riesce ad ottenere un visto e partire per il continente dove diverrà il corrispondente di guerra più conosciuto ed apprezzato.

Per un breve periodo, Capa si sposta tra Algeri, Tunisi e Londra per conto di Collier's. Nella primavera del 1943 il giornale americano licenzia Capa. Grazie alle sue conoscenze nel settore, Capa riescè a farsi assumere dalla rivista Life e continuare il suo lavoro di fotoreporter. Le prime settimane di luglio del 1943 si trova ad Algeri, qui il suo amico Chris Scott, impiegato nel settore riservato alle Pubbliche Relazioni dell'Aeronautica Militare americana lo informa che è prevista un'ultima missione: nel 1943 l'esercito americano invia paracadutisti di rinforzo ai soldati già presenti in Sicilia e Capa accompagna l'avanzata delle truppe americane isull'isola. “La campagna in Sicilia si trasformò in una specie di corsa da vincere in 21 giorni”, scrive nel suo diario. In brevissimo tempo e senza nessuno spargimento di sangue l'esercito americano raggiunse la città di Palermo alla fine del luglio del 1943; poco prima Capa documentò la liberazione di Monreale ed Agrigento.

Terminata la campagna in Sicilia, Capa e con lui tutti i corrispondenti presenti, vengono nuovamente inviati ad Algeri, dove era istallato il Quartier Generale delle Pubbliche Relazioni: è l'autunno del 1943 e mentre Capa viene affidato ad una nuova compagnia di paracadutisti americani, il 3 settembre, a Cassibile, viene firmato l'armistizio tra Italia e le forze Alleate, reso noto solo cinque giorni dopo.

Negli stessi giorni, mentre gli Alleati meditano di occupare Roma, l'esercito tedesco occupa l'aeroporto della città, impedendo ogni tipo di azione aerea americana nella zona della capitale. E' così che, alcuni giorni dopo l'armistizio, la compagnia di Robert Capa viene fatta sbarcare a Salerno:

erano trascorse solo settantadue ore, ma per alcuni ragazzi erano state le ore più lunghe della loro vita. Per molti altri, le ultime. Corpi carbonizzati, scafi semisommersi di navi e di mezza da sbarco, bandiere al vento sopra le bianche croci dei primi cimiteri americani in terra europea: ecco quello che Salerno significò per noi”.

Lo sbarco di Salerno del 9 settembre 1943, al quale si riferisce Capa, fu una delle azioni decisive della seconda guerra mondiale: lo sbarco della V armata americana, agli ordini del generale Clark, ebbe inizio prima dell’alba. I convogli sono avvistati dai tedeschi mentre si avvicinano, e il radiomessaggio di Eisenhower della sera prima aveva spinto le truppe naziste di stanza nella zona ad agire prontamente. Gli americani subirono gravi perdite durante lo sbarco; colte di sorpresa dalla controffensiva tedesca e riuscirono a conquistare Salerno e la zona circostante soltanto nei giorni successivi, grazie ai rinforzi inviati dal Comando Alleato.

La conquista di Salerno, anche se profondamente sofferta e combattuta, fu di fondamentale importanza per l'avanzata alleata trovandosi, di fatto, in una posizione cruciale per la conquista di Napoli e dei territori vicini. Una volta giunto a Salerno, Robert Capa si sposta a Maiori e successivamente entra a Napoli con la V Armata.

Dopo aver attraversato il Valico di Chiunzi, pesantemente bombardato dalla forza avversaria, gli americani entrano nella città partenopea senza incontrare nessuna resistenza lungo il cammino.

Il territorio compreso tra Napoli e Roma, il “ventre molle d'Europa” come lo aveva definito Wiston Churchill, era ricoperto da montagne e da una artiglieria tedesca molto ben dislocata. Le vallate tra quelle montagne si riempirono presto di ospedali e cimiteri. [...] Il nostro esercito, il meglio equipaggiato al mondo in assoluto, era rimasto incastrato tra quelle montagne tanto da non poter quasi più muovere un passo. Con avanzate di cinquecento metri per volta, brevi e a caro prezzo, Roma sembrava sempre più lontana.”

Come ricorda Capa, la guerra di movimento sul fronte italiano fu di breve durata. Agli inizi dell'autunno le truppe alleate furono costrette a fermarsi per alcuni mesi lungo la linea di difesa Gustav, che aveva il proprio caposaldo nella città di Cassino. Gli Alleati combatterono contro le forze dell'Asse attorno a Montecassino, a quaranta chilometri da Roma, durante l'inverno del 1943-1944. Solo il 22 gennaio 1944 sbarcano ad Anzio, vicino a Cassino, per cogliere il nemico di sorpresa. Montecassino verrà liberata solo nel maggio del 1944. I civili subiscono gravi perdite durante i combattimenti ed i raid aerei.

Poco dopo, nell'estate del 1944 Capa scrive:

una volta all'anno, e accade di solito in aprile, ogni famiglia ebrea che si rispetti celebra la Pessach, il “passaggio”, il giorno ebraico del Ringraziamento. [...] I gentili e gli ebrei che attraversarono il canale della Manica in quel 6 giugno del 1944 approdando, completamente fradici, sulle sponde della Normandia, in un pezzo di spiaggia chiamato “Easy Red”, dovrebbero a loro volta, secondo me, festeggiare ogni anno, in occasione di quella data, il loro Giorno del Passaggio.”

Con la conferenza di Teheran dei mesi di novembre e dicembre del 1943, i capi di stato delle forze alleate decidevano di aprire un nuovo fronte nella Francia settentrionale dando il via all'Operazione Overlord. Lo sbarco sulle coste delle Normandia segnerà il punto di svolta decisivo dell'avanzata alleata in Europa. All'alba del 6 giugno 1944, il D-Day, Capa è a bordo della nave USS Chase, quando il Colonnello Taylor, comandate del XIV Reggimento Fanteria della Prima Divisione americana lo informò in modo riservato che la sua compagnia sarebbe stata tra le prime a sbarcare.

Il corrispondente di guerra mette in gioco la sua vita, può puntate la posta su questo o su quel cavallo o rimettersi il danaro in tasca fino all'ultimo minuto. Sono un giocatore. Decisi pertanto di andare con la Compagnia E nella prima ondata.”

Le foto di Robert Capa che ritraggono lo sbarco in Normandia, sono tra i fotogrammi più conosciuti della seconda guerra mondiale e tuttora sono una delle più importanti testimonianze di questo evento storico. Purtroppo, due dei tre rullini scattati da Capa sono andati perduti: quando erano in fase di sviluppo, l'assistente di laboratorio dimenticò i rullini nell'essiccatore, sciogliendo la pellicola. Solo undici fotogrammi dell'evento su centosei sono giunti fino a noi, anche se risultano fuori fuoco. In memoria dell'evento queste fotografie sono ricordate come le Magnifiche Undici.

Quando le fotografie furono pubblicate sulle riviste statunitensi, molte didascalie recitavano “Leggermente fuori fuoco, di Robert Capa”. Capa con la sua tipica ironia, riprese tale definizione, intitolando il suo diario riguardante le vicende della seconda guerra mondiale “Slightly out of Focus”, appunto, leggermente fuori fuoco.

A seguito dello sbarco, Robert Capa seguì gli spostamenti della IV Armata Celere, guidata dal generale Patton, e della IV Divisione Corazzata, prima lungo la fascia costiera e successivamente nell'interno della nazione francese. Grazie all'enorme impiego di mezzi ed uomini ed al prezioso aiuto dei gruppi di Resistenza francesi, le forze alleate respinsero le offensive tedesche, riuscendo in poco più di un mese a raggiungere Parigi.

Gli alleati entrarono a Parigi il 26 agosto 1944; tra il luglio e l'ottobre del 1944 si arrendono la Romania, la Bulgaria e l'Ungheria. La Germania è stretta in una morsa, i Sovietici e gli Angloamericani minacciano sempre più da vicino il Terzo Reich. Mentre l'esercito sovietico spinge sul fronte orientale, gli Angloamericani scatenavano una nuova offensiva, penetrando in Germania dopo aver attraversato il fiume Saar, guidati dal generale Patton.

Robert Capa segue le azioni militari a Bastogne, piccola cittadina belga sul confine tedesco. L'assedio di Bastogne, ma più in generale l'offensiva sulle Ardenne, fu uno degli scontri più duri sostenuti dalle forze angloamericane durante il secondo conflitto mondiale. La 101° Divisione di paracadutisti americani, resistette agli attacchi di tre divisioni tedesche nei boschi nei dintorni di Bastogne. Era pieno inverno, le munizioni erano scarse, uomini e rifornimenti esigui, l'abbigliamento inadatto e le condizioni di salute e igiene precarie. Dopo lunghi giorni di combattimento, il generale Bradley, comandante americano, riuscì a bucare la linea difensiva tedesca e a fermare i tedeschi a Bastogne. Sull'altro fianco, le forze angloamericane, agli ordini del generale Patton, erano state raggiunte dalla 2° Divisione francese e proseguirono la loro avanzata verso il Reno e verso la Germania.

Nel marzo del 1945 le forze americane penetrano in Germania con tre massicce offensive sul Reno; Capa insieme ad una divisione di Paracadutisti segue l'azione militare lanciandosi insieme a loro con il paracadute. Dal Reno all'Oder i soldati alleati trovano sempre meno resistenza e la guerra diventa una guerra di saccheggio.

Capa decide di non scattare nessuna foto; sopratutto evita di ritrarre l'orrore dei campi di concentramento: crede che scattare altre foto da aggiungersi a quelle già in circolazione, ne avrebbe solo sminuito l'orrore.

Dopo aver raggiunto Berlino, Capa lascia la Germania pochi giorni prima che venga firmata la resa. Il fatidico giorno Capa si trova a Londra.

Nel 1946, a conflitto concluso, Capa fonderà assieme ai suoi amici fotografi Cartier- Bresson e Chim l'agenzia fotografica Magnum. Durante gli anni quaranta ed i primi anni cinquanta, si dedica alla direzione della Magnum Photos tra Parigi e New York. Nell'aprile del 1954, torna sul campo: si sposta dal Giappone all'Indocina per conto di Life. Qui, il 25 maggio del 1954 mette il piede su una mina anti-uomo e rimane ucciso.

Capa sapeva cosa cercare e cosa farne dopo averlo trovato. Sapeva, ad esempio, che non si può ritrarre la guerra, perché è sopratutto un'emozione. Ma lui è riuscito a fotografare quell'emozione conoscendola da vicino. Poteva mostrare l'orrore di un intero popolo attraverso il viso di un bambino. La sua macchina fotografica coglieva l'emozione e a tratteneva. [...] Le sue foto non sono incidenti. L'emozione che contengono non arriva per caso. Capa era in grado di fotografare il movimento, l'allegria e lo sconforto. Era in grado di fotografare il pensiero. Le sue foto catturano un mondo e quel mondo di Capa.” (John Steinbeck)

Fonti:

Robert Capa – Tracce di una leggenda, Bernard Lebrun e Michel Lefebre, © 2012 Contrasto srl

Slightly out of Focus - Leggermente Fuori Fuoco di Robert Capa, © 2011 Costrasto srl (Edizione originale © 2002 Delpire Editeur, Parigi) 

Ignazio Angelo Pisanu

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