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Come nascono le teocrazie: il caso della Persia

La rivoluzione dell'11 febbraio 1979 e la nascita dello Stato Islamico in Iran

05/05/2015, 16:08 | Età moderna e contemporanea

L'ASCESA DEGLI SCIÀ PAHLAVI

Nel 1911 la Persia attraversa una fase di transizione politica, durante la quale regna l'anarchia. Nel 1921 il generale Reza Khan depone lo Scià e due anni dopo si insedia lui stesso sul trono, dando il via alla dinastia Pahlavi. Quella di Reza Khan è una monarchia assoluta, fondata sull'autoritarismo e sulla fedeltà dell'esercito. Il nuovo Scià avvia una serie di riforme che comprendono l'introduzione della leva obbligatoria, la laicizzazione dell'istruzione - sottratta al clero islamico - e, soprattutto, un'ampia riforma giudiziaria. La nuova riforma giudiziaria decreta che la legge in vigore in Persia non sarà piu la Shari'a ma un codice civile laico e che nei tribunali possono esercitare solo giudici e funzionari dotati di una laurea in Legge ottenuta all'università di Teheran. Pahlavi cerca di promuovere l'emancipazione femminile togliendo alle donne l'obbligo di portare il velo in pubblico. Le riforme di Pahlavi laicizzano il paese e portano a una rapida modernizzazione. L'anello debole del nuovo sistema è rappresentato dall'economia. I pozzi petroliferi scoperti nel 1908 sono controllati quasi interamente da società occidentali e le raffinerie edificate nel 1915 sono gestite dalla Anglo-Iranian Oil Company, un'impresa britannica. La protesta del clero islamico contro la laicizzazione si interseca con il malcontento popolare generato dalla cattiva gestione delle risorse petrolifere. L'opposizione al regime militare dello Scià condanna la sudditanza economica e la depredazione del patrimonio locale da parte delle potenze europee. Nel 1941, durante la seconda guerra mondiale, Urss e Gran Bretagna occupano militarmente l'Iran, dopo aver emanato un ultimatum per l'espulsione dei cittadini tedeschi dal paese. La paura degli Alleati era infatti quella di un possibile avvicinamento dell'Iran alla Germania nazista e il conseguente sfruttamento delle risorse petrolifere locali da parte di Hitler. Nello stesso anno Reza Khan è costretto ad abdicare a favore di suo figlio.

LA RIVOLUZIONE BIANCA

Nel 1941 ascende al trono Mohammad Reza. All'inizio degli anni '50 il primo ministro Mossadeq promuove - contro il volere del sovrano - la nazionalizzazione delle raffinerie, espelle l'ambasciata britannica - accusata di interferenze con le politiche interne e commerciali iraniane - e costringe lo Scià a lasciare il paese. Quando il primo ministro è in procinto di proclamare la repubblica, le élite vicine agli anglo-americani e alla Anglo-Iranian Oil Company conquistano il favore dell'esercito e con un contro-colpo di stato riportano sul trono Mohammad. Lo Scià torna da Roma e destituisce il ministro Mossadeq, poi dà il via nuova ondata di riforme, la cosiddetta "Rivoluzione bianca" con la quale concede il diritto di volto alle donne, legalizza il divorzio, espropria numerosi beni al clero sciita e abolisce di fatto il privilegio della "manomorta" che prevedeva l'inalienabilità dei beni ecclesiastici. La politica economica promossa da Mohammad e appoggiata dagli Usa, dopo un iniziale successo, traghetta l'Iran verso la recessione: il programma di rapida industrializzazione non da i risultati attesi, le spese militari esorbitanti innalzano il debito pubblico, la nascita dei monopoli commerciali manda in rovina i commercianti dei Bazar, la secolarizzazione genera ira e malcontento nel clero islamico. Mohammad reprime nel sangue ogni protesta o manifestazione e sembra dare ascolto agli Usa prima ancora che alle grida disperate del suo popolo affamato. Il popolo iraniano, impossibilitato a un'azione di protesta laica, urla la propria rabbia nelle mosche dove gli Ulema - intellettuali e religiosi esperti di Shari'a - incanalano il malcontento e attaccano il governo.

IL COLPO DI STATO ISLAMICO E L'ASCESA DI KHOMEINI

La situazione esplode nel 1979 anno dello scoppio di una rivoluzione che rovescia i Pahlavi e l'11 di febbraio porta al potere Ruḥollāh Muṣṭafā Mōsāvī Khomeyni.
Komeyni si proclama Ayatollah - massima guida spirituale e politica del paese - e da vita a una repubblica islamica Sciita. La sovranità non risiede nel popolo ma in Allah. La repubblica di Komeyni è democratica in quanto basata sulla legge divina e dunque sugli ideali di equità e giustizia.
Se il concetto di stato-nazione europeo, nato nel Rinascimento, forgiato nell'illuminismo e esploso nelle rivoluzioni settecentesche si fonda sull'individualismo, sulla libertà e sulla legge e, seppur con tempi e modi diversi e qualche eccezione, affida la sovranità al popolo, nello Stato Islamico le fondamenta poggiano su equitàgiustizia e leadership, sulla legge divina della Shari'a e, soprattutto, sulla sovranità riposta in Allah stesso.

IL DOPO KHOMEINI, AHMADINEJAD, LA POLITICA NUCLEARE

Nel 1988 dopo una guerra tra Iran e Iraq e nel 1989 muore Komeyni. Dopo la morte dell'Ayatollah, si sviluppa un conflitto politico tra Falchi - gli estremisti esponenti del conservatorismo islamico totalitario - e Colombe, cioè liberali democratici moderati favorevoli alla valorizzazione del pragmatismo economico tipico dell'Iran e al dialogo con gli altri capi di stato più che a tentativi di esportare la rivoluzione di Komeini. Il prevalere della corrente riformista, dei presidenti Rafsanjani e Khatami ha portato a una nuova apertura di un Iran che rimane comunque diffidente verso la diffusione tra i giovani di idee occidentali. Il tentativo di apertura di Khatami, che va dal 1997 al 2005, è completamente fallimentare per l'opposizione di sovrastrutture del clero isalmico quali Consiglio dei Saggi, Consiglio del discernimento, Pasdaran e Consiglio dei Guardiani della rivoluzione. L'elezione di Mahmoud Ahmadinejad a nuovo presidente nel 2005 segna un nuovo cambio di tendenza, una nuova chiusura in politica interna, una politica estera aggressiva verso l'occidente e in primis gli Stati Uniti d'America. Il nuovo presidente avvia una politica nucleare che genera attriti con gli Stati Uniti, l'Unione Europea, Israele e numerosi stati.
Le elezioni del 2013 registrano un avvicinamento degli elettori ai moderati e l'ascesa del loro leader Hassan Rohuani. I risultati elettorali sebran proiettare l'Iran verso una nuova apertura. Rohuani, alle prese con la non facile eredità della politica estera del suo predecessore, ha promesso maggiore trasparenza nel programma nucleare iraniano per dare allo stato una maggiore credibilità internazionale.

Ignazio Angelo Pisanu

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