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I giovani Turchi tra storia e politica

Dalla Turchia all'Italia chi furono e chi sono

16/12/2014, 13:25 | Età moderna e contemporanea

Giovani Turchi è la denominazione con cui la storiografia fa riferimento agli appartenenti a un movimento politico turco della fine del XIX secolo. Il movimento  ispirato dalla mazziniana Giovine Italia, fu costituito allo scopo di trasformare l'Impero Ottomano, allora autocratico e inefficiente, in una monarchia costituzionale, con un esercito moderno e forte.
Essi raccoglievano l'eredità dei Giovani Ottomani, movimento della seconda metà del 1800, che si proponeva obiettivi liberali e aveva contribuito alla Costituzione del 1876.
I Giovani Turchi si imposero nel 1909 deponendo il sultano Abdul Hamid, che aveva tentato di attuare una controrivoluzione conservatrice l’anno precedente, e sostituendolo con suo fratello che prese il nome di Maometto V. Il nuovo ciclo cercò di attuare un ordinamento amministrativo più centralistico di quello autoritario ma inefficiente del vecchio regime, ottenne l'effetto però di accentuare le spinte indipendentiste e di accelerare la dissoluzione della maggior parte di quanto restava della presenza turca in Europa.
I suoi dirigenti, in particolare Talat Pasa e Mustafa Kemal, si macchiarono delle colpe del genocidio armeno, condotto durante la prima guerra mondiale.                                                                                                                   

Perchè in Italia si parla e si è parlato di Giovani Turchi in politica?

La denominazione di Giovani turchi fu coniata dalla giornalista Egle Monti per descrivere quel movimento di giovani politici sardi che, nel 1956, compirono un impresa vincendo inaspettatamente le elezioni per il direttivo provinciale sassarese della DC.                 
I principali esponenti di questo rinnovamento, capeggiato da Francesco Cossiga, furono Pietro Soddu, Paolo Dettori e Giuseppe Pisanu. Venne così estromesso dalla rivoluzione bianca dei giovani turchi l’allora capo della DC locale Antonio Campus, cugino di Antonio Segni, che poi non verrà più ricandidato come gli altri vecchi esponenti. Erano inoltre gli anni in cui l'arcivescovo Mazzotti, si prodigava nel rinnovamento del cattolicesimo locale, questa attività di formazione giovanile nelle strutture associative cattoliche portò al consolidamento della DC locale e alla nascita di una nuova classe dirigente sarda, sia con i "Giovani Turchi" che con altri esponenti come Arturo Parisi. La rivoluzione capeggiata da Cossiga intendeva raggiungere un rinnovamento all’interno della DC, perché si avvertiva la crisi di una concezione del partito e della gestione della cosa pubblica basata solo sul prestigio personale e su una clientela tradizionale e familiare. Era sorta l'esigenza di una concezione della politica come impegno e il partito veniva indicato come scuola per la classe dirigente, esso inoltre doveva essere: organizzato, democratico, pervaso di moralità e avere l’obbligo di cambiare la società.          
Sul piano politico i riferimenti privilegiati dei Giovani Turchi furono Fanfani, La Pira e la sinistra sociale di Dossetti  e Lazzati , all'estero guardavano al Cattolicesimo moderato francese ed al New Deal di Roosevelt.
Il successo del movimento si manifestò in una serie di profondi mutamenti nella politica sarda grazie al Piano di Rinascita. L'unità d'intenti resse fino al 1969, quando terminò l'unità politica nel partito e nello stesso gruppo sassarese.                                                                                
La stessa espressione è stata utilizzata per indicare una delle correnti del Pd, che nel 2013 ha portato nel Parlamento un gruppo di giovani deputati, tra cui spiccano Giuseppe Civati e Laura Puppato, che ha contribuito al rinnovamento della rappresentanza parlamentare.

Zaccarias Gigli

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