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Le più incredibili imprese calcistiche

04/01/2021, 19:02 | Età moderna e contemporanea

Lo sport, spesso, è in grado di rendere memorabili e storici alcuni momenti della vita degli atleti, di una nazione o, nel caso di squadre professionistiche, di un’intera comunità, scrivendo pagine che resteranno, indelebili, nella mente degli sportivi e non solo. Parlando di calcio, ovvero lo sport più amato, popolare e romanzato del mondo, le imprese capaci di restare nella mente degli sportivi sono quelle dove “Davide” riesce a battere “Golia”.

Troppo facile e scontato inanellare successi con le maglie della Juventus, del Milan e dell’Inter, piuttosto che quelle di alcune celebrate squadre straniere come Real Madrid, Barcellona, Manchester City, Psg o Bayern, solo per citare alcuni dei clubs più forti del pianeta calcistico. Le imprese destinate a diventare leggenda, di cui si parlerà ancora tra molti decenni, sono quelle imprevedibili, dove si verifica un successo di una squadra underdog.

Il Leicester di Ranieri: la più imprevedibile impresa degli ultimi quarant’anni

Un evento, quest’ultimo, che si verifica sporadicamente. Ma quando si materializza, travolge i sentimenti del popolo degli amanti delle Dea Eupalla, diventa prosa per i cultori della letteratura dello sport e rende tutto più bello ed affascinante. L’esempio migliore, in tal senso, proviene dal ricco campionato inglese, ed è, temporalmente parlando, assai recente: la conquista della Premier League da parte del Leicester di Claudio Ranieri.

Dopo una salvezza faticosamente conquistata l’anno precedente, le Foxes miravano ad un’altra permanenza in massima serie, pronte, se del caso, a stringere nuovamente i denti: anche i migliori bookmakers dove scommettere sul calcio, infatti, posizionavano il Leicester tra le prime cinque candidate a retrocedere in Championship.

Alcuni broker, oltretutto, davano per certo che il primo esonero della Premier League 15/16 sarebbe toccato a Claudio Ranieri, nuovamente in Terra d’Albione dopo la disastrosa parentesi sulla panchina della Grecia e alcune annate in chiaroscuro a Monaco, dove i risultati, ad onor del vero, non furono pessimi, ma gli venne rimproverato di non aver dato alla squadra un gioco spumeggiante.

Grandi in crisi e l’incapacità cronica di vincere delle nord-londinesi

Ed invece, gli Dei del Calcio, quell’anno, decisero di scrivere quella che, con ogni probabilità, resta la pagina più imprevedibile nella storia degli ultimi quarant’anni del calcio europeo. Le grandi erano in palese difficoltà: al Chelsea si scrivevano le ultime righe del Mourinho II, esonerato durante la stagione; il Liverpool accolse Klopp in corso d’opera, in una fase di profondo cambiamento; il City viveva gli ultimi capitoli dell’era Pellegrini, prima dell’avvento di Pep; lo United viveva il dramma, ancora in corso verrebbe da dire, dell’addio di Ferguson.

Solo le due squadre del North London, Arsenal e Tottenham, sembravano in grado di poter ambire al titolo. Ma la storia recente di Gunners (Fa Cup a parte) e Spursè ricca di piazzamenti e un’incapacità cronica di alzare trofei. Di tutto ciò ne approfittò il coriaceo Leicester di Ranieri, che giornata dopo giornata, contro ogni pronostico, fece sua la Premier League con 81 punti, staccando di dieci lunghezze Arsenal e Tottenham.

La favola del Montpellier al cospetto del gigante qatariota

Un’altra memorabile pagina di calcio fu scritta in Francia, più precisamente da Montpellier. Una compagine, quella transalpina, che negli anni ‘80, grazie anche alla presenza di calciatori come Blanc, Valderrama e Cantona, era riuscita ad entrare nell’élite del calcio transalpino, riuscendo a vincere anche la Coppa di Francia e restando, poi, tutto sommato competitiva anche negli anni ‘90. Il nuovo millennio, invece, fu decisamente avaro di soddisfazioni.

Il 2000 si aprì con una retrocessione, alla quale fece seguito una immediata risalita in Ligue 1 per tre stagioni. Poi la nuova discesa nell’inferno della Ligue 2, frequentata per cinque stagioni consecutive. Dopo il ritorno nel 2009 in Ligue 1, il Montpellier, di fatto, era una squadra di metà classifica. Nel 2011, il calcio francese viveva una fase di profonda mutazione. Dopo il “Settebello” del Lione, la Ligue 1 era diventata assai incerta ed equilibrata: nei tre anni successivi ci furono altrettanti Campioni di Francia (Bordeaux, Marsiglia e Lilla).

La stagione 2011/2012, però, segnò lo sbarco della Qatar Sport Investment in quel di Parigi. E il PSG mise a segno la prima faraonica campagna acquisti: all’ombra della Torre Eiffel sbarcarono Pastore, Sissoko, Sirigu, Lavezzi, Matuidi e Menez. A metà stagione, nonostante la squadra si trovi in vetta alla classifica, Leonardo, d.s. dei parigini, diede il benservito a Kombouaré e portò Ancelotti sulla panchina dei parigini. Tutti gli addetti ai lavori, di conseguenza, davano per scontato il successo dei capitolini.

L’impresa del Velodrome: il simbolo di quel memorabile ed inatteso titolo

Il calcio, però, è in grado di rendere epiche alcune storie. E quella scritta del Montpellier nel girone di ritorno, lo fu di certo. Chiusa l’andata con tre lunghezze di ritardo dai parigini, Giroud&C diedero vita ad uno straordinario girone di ritorno, condito da un rendimento casalingo a dir poco eccellente (da gennaio vinse tutti gli incontri interni) e vittorie esterne leggendarie per i tifosi blu-arancioni, come quella colta per 3-1 al Velodrome di Marsiglia nell’aprile del 2012 (doppietta di Belhanda e Giroud).

Fu propria in quella sera primaverile, in un recupero della trentesima giornata disputato all’orario dell’aperitivo, che gli uomini di René Girardpresero coscienza che il titolo di Campione di Francia era davvero realizzabile: grazie a quel successo, il Montpellier volò a +3 dalla compagine di Ancelotti. Solo all’ultima giornata, grazie al 2-1 esterno colto sul campo dell’Auxerre (doppietta di Utaka), la compagine del compianto patron Louis Nicollin ebbe la certezza del titolo. Davide, il Montpellier, annichili Golia, il PSG. 

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