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La grande Guerra non è mai finita

Cronaca di un conflitto perpetuo

08/12/2016, 02:08 | Età moderna e contemporanea

Quando la fame oscura la vista l’uomo cerca un nuovo Dio. Anno del signore 1918, la Grande Guerra si avvia verso la sua inesorabile conclusione. Il Vecchio Continente è sconquassato. In trinceapersero la vita 25 milioni di giovani, altri 20 milioni subirono gravi ferite e mutilazioni. Una vera e propria emorragia umana dissangua i paesi privandoli della linfa vitale dei giovani. I sopravvissuti, rientrati nelle terre d’origine non troveranno il mondo che avevano lasciato prima della partenza. Mentre i soldati combattono per il proprio paese e la propria casa, sono le loro mogli e le loro sorelle a farsi carico degli sforzi finalizzati al vettovagliamento delle truppe. Il lavoro nelle campagne, nelle industrie belliche e negli uffici è avvocato alle donne. Col rimpatrio degli eserciti nasce un problema: come reinserire i reduci nel sistema produttivo? Il gentil sesso è stato determinante nell’evitare il tracollo dei paesi durante la prima guerra mondiale. È necessario che le donne tornino alle proprie case a occuparsi della prole e dei lavori domestici, permettendo ai propri mariti il reintegro nel sistema produttivo. Non tutte accettano di buon grado questo brusco ritorno al passato; la donna ha acquisito consapevolezza di se. Anche gli uomini non son più quelli di una volta. La traumatica esperienza bellica ha radicalmente trasformato tanti giovani. La vita in trincea, la fame, le sofferenze, gli orrori della guerra, le carneficine e la violenza muterebbero l’animo e la mente del più razionale degli uomini.

Che fare dunque?

L’Italia nel 18 ha un debito pubblico – sia interno che estero –  altissimo e un’inflazione esagerata. Già nel 1916, nonostante gli immensi sacrifici e il grande sforzo economico, le risorse si rivelarono insufficienti a finanziare il conflitto. I paesi perciò si indebitarono, prima con i propri cittadini e poi con l’estero, in particolare con gli Usa. Il ricorso al denaro estero non basta: si procedette dunque  verso la stampa di cartamoneta in eccedenza. Una politica economica irrazionale che causò la grande inflazione del dopoguerra.  I governi liberali non riescono a trovare una soluzione efficace alle problematiche economiche e sociali.

In Italia il Pil prodotto durante il conflitto è stato interamente finalizzato al finanziamento della guerra. È necessario un cambio di marcia, una riconversione industriale che permetta il rilancio dell’economia. Urgono politiche sociali finalizzate alla riduzione dell’agitazione e della conflittualità interna e misure economiche efficaci. I reduci si rifiutano di deporre le armi e vagano armati per le strade delle città. La rivoluzione d’Ottobre infiamma gli animi di chi sogna un mondo migliore e guarda a Oriente invocando il Dio dei socialisti che ha trovato Lenin il suo profeta. Nel contempo gruppi di reduci si organizzano in associazioni paramilitari che compiono azioni violente e contribuiscono a rendere ingovernabile il paese. Il popolo vuole pane, terra e lavoro. Socialisti, estremisti di destra, operai, contadini: tutti chiedono una riorganizzazione del governo e dell’apparato istituzionale. Tutti – o quasi – vogliono un’assemblea costituente, eletta da tutti i cittadini, che dia al paese una nuova architettura istituzionale e che favorisca le riforme.

Il governo Italiano, guidato da Francesco Saverio Nitti non riesce ad assorbire le pulsioni popolari e teme un’eccessiva crescita del peso politico del popolino in caso di elezioni a largo suffragio per una costituente. Ci si avvia verso il biennio rosso, il paese e sull’orlo della guerra civile e l’unica riforma attuata dal governo è quella della legge elettorale. Servono riforme sul lavoro, sull’industria, sull’istruzione, sulla sicurezza, sulla sanità. I liberali promettono un piano di riforme strutturali ma non tengono fede agli impegni presi. I deputati investono tutte le proprie energie in politiche finalizzate alla sopravvivenza dell’equilibrio in parlamento. Si impegnano per preservare quello status quo indispensabile al mantenimento della propria poltrona. Come spiega Nitti la costituente non serve in quanto lo Statuto Albertino è abbastanza flessibile e permette un’integrazione della costituzione con leggi ordinarie. Il paese sta morendo, si soffre la fame, è pericoloso uscire per strada, non si è sicuri neanche all’interno delle proprie case. Il governo prende tempo, ma non c’è tempo. Il clima è caldo, prepara la sua ascesa un movimento che promette di cambiare il mondo. La teologia fascista conquista il cuore degli italiani e sconfigge il diavolo socialista. La liturgia celebrata dal duce è praticata da un gran numero di adepti. La nuova religione divampa negli stadi, nelle piazze, nelle assemblee, converte gli spiriti pii, punisce gli eretici e pian piano entra in parlamento. Il Fascismo si fa stato, con legge ordinaria, nel pieno rispetto della costituzione. Il resto è storia nota. L’inconcludenza di un liberalismo scialbo permette l’incubazione di una nuova catastrofe, una catastrofe annunciata.

La grande guerra non finì affatto nel 1918.

Ignazio Angelo Pisanu

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