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Angelo Samaia, il sarto pisano morto ad Auschwitz

Da Borgo Largo a Birkenau, la ricostruzione di una tragedia famigliare

06/12/2015, 13:15 | Età moderna e contemporanea

Nel 2007, a più di sessant'anni dalla fine della guerra e dopo un accordo tra undici paesi, la Germania ha tolto i sigilli all'archivio segreto di Bad Arolsen dove, da allora, sono celati i documenti relativi alle deportazioni massive ed ai crimini di guerra perpetrati dal Terzo Reich. Dopo l'apertura dell'archivio, numerosi giornalisti e storici di tutto il mondo, hanno potuto consultare i documenti che le alte cariche della Germania nazista redigevano in triplice copia. Da qui sono scaturite le prove di tutte le atrocità, compresi i documenti distrutti durante le evacuazioni dei lager.

Pochi anni dopo, nel 2011, prende vita il progetto H.E.A.R.T, un portale online grazie al quale è oggi possibile, inserendo i dati anagrafici del prigioniero, accedere ai documenti relativi alla persona in oggetto.

Nel 2014, dopo cinque anni di ricerche, uno studente è riuscito a raccontare, grazie anche all'aiuto dell'associazione Bad Arolsen, la storia di Angelo Samaia, ebreo deportato dalla calda penisola italica nel rigido freddo polacco, ad Auschwitz.

Angelo Samaia nasce a Pisa nell'aprile del 1917, figlio di Arturo ed Ernesta Giuili. Quando vengono promulgate le Leggi per la Difesa della Razza, Angelo gestisce la sartoria di famiglia in Borgo Largo a Pisa. La bottega viene poi chiusa nel settembre 1943, in seguito alle manovre tedesche di prelievo della manodopera nel territorio dellex alleato italiano.

Nonostante la simpatia nei confronti del regime, Angelo si mette probabilmente in contatto con la resistenza, che aiuta la famiglia Samaia a trovare una sistemazione in zone dislocate sul territorio toscano. È il settembre 1943. Angelo si trasferisce con la moglie Vera Cardosi, incinta di una bambina, e con il primogenito Franco presso Campignano in provincia di Lucca, da dove provvede a fornire i viveri agli altri membri della famiglia, tra i quali le sorelle Gina, che vive con i genitori in una spelonca sul Monte Chiesa e Zaira, che vive poco distante.

Il 29 dicembre 1943 Angelo Samaia è tratto in arresto da due squadristi di pattuglia, in seguito ad una segnalazione. Nel mentre si avvia per la strada di casa viene fermato da due militanti in borghese che lo arrestano davanti agli occhi della sorella Gina, della moglie Vera e del figlio Franco. I due promettono che Samaia verrà rilasciato in serata. Viene condotto presso il campo di prigionia di Bagni di Lucca, poi successivamente trasferito in carcere. Durante la sua permanenza in cella riceve la visita della moglie e del migliore amico Ezio, il quale gli propone la fuga durante un permesso di uscita. Angelo però rifiuta asserendo che un membro del partito fascista gli ha garantito la libertà.

Nonostante le promesse rivoltegli, Angelo Samaia viene trasferito nel carcere di Firenze e, successivamente, al San Vittore di Milano. Trascorre all'incirca un mese di prigionia dopo il quale, il 30 gennaio 1944, viene deportato dal binario 21 della stazione centrale di Milano insieme ad altre seicentoquattro persone tra le quali Liliana Segre. Destinazione Auschwitz. Il treno sosta in numerose stazioni italiane prima di fermarsi a Verona, dove vengono agganciati altri vagoni. Il convoglio viene poi fermato in una stazione deserta e viene data dell'acqua ai prigionieri. Il 6 febbraio 1944 il convoglio si ferma a circa un chilometro da Birkenau, dove viene condotta la prima selezione. Su 605 persone entrano a Birkenau trentuno donne e novantasette uomini, il restante del convoglio è spedito nelle camere a gas del bunker II.

Angelo Samaia passa la selezione e viene trasferito a Birkenau, dove è soggetto alle pratiche di immatricolazione del campo, tra le quali il tatuaggio. Viene dunque immatricolato con un numero compreso tra 173.394 e 173.490 prima di essere assegnato al Kommando inviato in uno dei sottocampi di Auschwitz, vale a dire nelle miniere di carbone di Janinagrube, o Libiaz Maly in polacco, dove troverà la morte in una data compresa tra il 31 luglio e il 20 agosto 1944.

Diverse le ipotesi sulla morte, esistono soltanto approssimazioni riguardo al contesto ed ai fatti storici di quel periodo. È probabile che le SS avessero evacuato la miniera inviandone i prigionieri a Birkenau per procedere alla loro uccisione. Ma se Angelo Samaia fosse morto prima, l'ipotesi più veritiera sarebbe quella secondo cui potrebbe esser incorso in un incidente mortale sul lavoro, o alla morte per inedia e stenti. Se le precedenti casistiche però costituiscono un'ipotesi basata su approssimazioni statistiche, quest'ultima trova invece sostegno storico. Il 20 agosto 1944, infatti, bombardamenti anglo-americani distruggono il complesso di Janinagrube, uccidendo chiunque vi si trovasse al momento. Non è possibile affermare se Angelo si trovasse ancora nelle miniere al momento dell'incursione aerea. 

Finita la guerra, i famigliari di Angelo Samaia scoprono solo dopo molto tempo di attesa della sua morte ad Auschwitz, per mezzo di una cartolina.

 

Nicola Di Nardo

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